STORIA

«Io con rapimento e con gioia mi trovo sul suolo classico, dove il passato e il presente mi parlano con forte voce seduttrice».

Johann Wolfgang Goethe

La denominazione di “Castelli Romani” incomincia ad apparire nel XIV secolo allorché Roma andò spopolandosi per la carestia e l’impoverimento causato dall’assenza dei papi, ritiratisi ad Avignone. Fu allora che molti romani, abitanti nei quartieri baronali di Roma, emigrarono nei castelli dei rispettivi Signori: tra i numerosi casati interessati dallo spostamento citiamo i Savelli (Albano e Castel Savello, Ariccia, Castel Gandolfo, Rocca Priora), gli Annibaldi (Molara, Monte Compatri, Rocca di Papa”, gli Orsini (Marino), i Colonna (Monte Porzio Catone, Nemi, Genzano e Civita Lavinia), gli Sforza-Cesarini (Genzano). Nel corso del Medioevo, proprio attorno ai castelli eretti da queste potenti famiglie baronali romane per il controllo della zona, sorsero quei piccoli borghi che man mano sviluppandosi acquisteranno, con le singole autonomie comunali, appunto la comune denominazione di “Castelli Romani”.

Si tratta di luoghi interessati in maniera forte e diretta da tutti i rivolgimenti storici e politici che interessarono la Capitale; dalle lotte intestine tra i vari casati nobili del ‘600 e del ‘700, alla Repubblica romana del 1798-99, passando poi per la successiva epoca napoleonica e per la susseguente restaurazione pontificia che terminò nel 1870. In quell’anno infatti i Castelli furono annessi dal Regno d'Italia ed iniziò un proficuo periodo di sviluppo grazie al potenziamento delle linee ferroviarie, la Roma-Frascati, la Roma-Velletri, già inaugurate da Papa Pio IX, mentre la Roma-Albano venne completata nel 1889.

L'area si qualificò come meta turistica per le scampagnate dei romani, oltre che come zona residenziale alle porte della Capitale. Una caratteristica che invero si era già conquistata molto tempo prima, ancora quando Papa Urbano VIII scelse Castel Gandolfo a sede di villeggiatura: fu allora, agli inizi del Seicento infatti che questi colli incominciarono ad assumere nuovi aspetti e risonanza. Sull’esempio del Papa anche il cosiddetto “bel mondo romano” infatti si trasferiva in estate nelle nuove dimore di campagna, disegnate dai migliori artisti dell’epoca. A questa numerosa colonia di residenziali, formata da aristocratici, alti prelati, politici e artisti si univa, quella altrettanto folta, degli stranieri. Tra essi come già accennato, soprattutto in epoca moderna, numerosi scrittori: e si può citare Goethe, che nel suo Viaggio in Italia vide Frascati, Rocca di Papa, Genzano, Nemi, Ariccia, Castel Gandolfo e Marino descrivendoli in maniera più che lusinghiera; di Zola che nel suo Diario romano decanta i vini di Marino e parla di un parroco di Frascati che andava in giro con un paniere di fichi. E ancora Charles Dickens che descrive i carrettieri che portavano il vino fino alla città e infine Montesquieu che definisce i Castelli una contrada assai fortunata. 

Passando per queste illustri memorie arriviamo ai giorni nostri, con le ultime citazioni storiche dei Castelli Romani, che riguardano purtroppo il periodo della seconda Guerra mondiale, quando i centri castellani si trovarono sulla linea di fronte e furono duramente colpiti. In particolare Velletri e Lanuvio soffrirono i bombardamenti anglo-americani, ma anche Genzano di Roma, Ariccia, Albano Laziale, Marino, Frascati e persino la residenza pontificia di Castel Gandolfo patirono bombardamenti massicci. Nel secondo dopoguerra infine, l'economia ha ripreso a girare e non solo sul settore primario e sulla rinomata viticoltura: in alcune zone lo sviluppo industriale è stato esteso e oggi l'area dei Castelli Romani può dirsi una delle più felici nel contesto provinciale.