AMBIENTE E TERRITORIO

«Noi dobbiamo questa magnifica montagna a certa eruzione vulcanica anteriore di parecchi secoli alla fondazione di Roma. In un tempo che ha preceduto ogni s toria essa emerse in mezzo alla vasta pianura che una volta si estendeva tra gli Appennini e il mare».

Stendhal, La badessa di Castro.

Il territorio dei Castelli Romani è un'area di natura vulcanica, originata dal crollo del Vulcano Laziale alcune centinaia di migliaia di anni fa. La bocca principale del Vulcano Laziale occupava l'intera area della cintura interna dei Castelli: in seguito collassò dando origine a varie bocche secondarie, di cui la più importante era l'attuale Monte Cavo (949 m). La tradizione popolare ed il parere di illustri studiosi concordano nel considerare “Castelli Romani” quattordici paesi dei Colli Albani e Tuscolani.

E cioè: Albano, Ariccia, Castel Gandolfo, Colonna, Frascati, Genzano, Grottaferrata, Lanuvio, Marino, Montecompatri, Monteporzio Catone, Nemi, Rocca di Papa, Rocca Priora e Velletri. Dalla fine dell’Ottocento si è convenuto di aggregare ad essi la città di Velletri che, gelosa della sua autonomia sia rispetto alla Roma papale che all’Autorità imperiale, si era in passato rinchiusa in una specie di splendido isolamento; e solo di recente il Comune di Lariano, divenuto autonomo nei confronti proprio di Velletri.

Il fertile suolo vulcanico diede origine, unitamente a un clima alquanto umido, a grandi foreste di faggio che sino al XVIII secolo coprivano gran parte del rilievo. Oggi il territorio boschivo è dominato quasi unicamente da castagneti, che rappresentano una risorsa importante sia per la produzione di legno che di castagne.

Il paesaggio è sicuramente caratterizzato poi dalla presenza diffusa di coltivazioni di viti. Infatti i terreni ricchi di sali di potassio e di fosforo, il clima e il microclima ideali, favoriti anche dall’opera mitigatrice dei laghi di Castel Gandolfo e di Nemi, hanno fatto sì che i Comuni dei Castelli Romani si legassero tradizionalmente alla viticoltura. Con il tempo dunque l’agricoltura locale, famosa anche per le produzioni ortofrutticole, quali i broccoli di Albano, le pesche di Castel Gandolfo, i cavoli e i carciofi di Velletri, si è andata specializzando nella coltivazione delle viti.

In un primo periodo sono state coltivate sia quelle da vino che quelle da tavola, della cui importanza rimane traccia nel grandioso pergolato sull’Appia Nuova in una località ancora denominata Uva di Roma. Successivamente, la viticoltura ha preferito rivolgersi quasi esclusivamente alla produzione di uva da vino in vigneti specializzati, che si estendono dalle ultime pendici delle zone pedemontane e risalgono i versanti dei colli.

La valorizzazione di un ambiente straordinariamente selvaggio e intatto, ha ricevuto poi un ulteriore grande impulso quando nel 1984 è stato costituito il Parco regionale dei Castelli Romani. L’obiettivo di quest’area di 12mila ettari di territorio è proprio quello di tutelare l'integrità delle caratteristiche naturali e culturali dei paesi che occupano l'antico Vulcano Laziale.

Con l'istituzione del Parco si è registrato il ritorno di varie specie, soprattutto animali, che si erano allontanate dal territorio. Sono quindi ricomparsi il tasso, la martora, il falco pellegrino, la salamandrina dagli occhiali, l'istrice ed una consistente colonia svernante di pipistrelli. Ma il ritorno più eclatante e gradito nei boschi dei Castelli Romani è stato senza dubbio quello del lupo. Animale da sempre temuto e cacciato in modo massiccio, svolge invece un'importante ruolo nell'ecosistema e non risulta pericoloso per l'uomo.