L'azienda

Di questa generosa terra dei Castelli Romani, che si estende a sud di Roma, la Gotto d'oro conserva l'antica tradizione vitivinicola, radicata fin dall'epoca romana, dalla quale ha ereditato anche il proprio marchio "Gotto".

Il termine deriva infatti dalla definizione latina di guttus, ovvero bicchiere di vetro per gli antichi romani, e che per variante indica anche il suo contenuto in vino.

I prodotti firmati dal marchio Gotto d'oro sono oggi conosciuti e apprezzati in tutto il mondo al punto da essere associati alla storia e ai monumenti di Roma, la Città Eterna.

I nostri numeri

Nascita Azienda: 1945
Stabilimenti: Due, Marino e Frascati
Soci: 210
Personale: 32 dipendenti e 15 stagionali
Ettari iscritti: 1.300
Uve conferite: 150.000 quintali
Fatturato: 20.000.000
Bottiglie prodotte: 8.000.000/anno

La storia

Nel 1945, a conclusione della seconda guerra mondiale, dalla volontà di aggregazione contadina nasce la Gotto d'oro. I soci fondatori sono stati antesignani nella condivisione delle conoscenze vitivinicole e commerciali, disperse a causa del conflitto mondiale, e la loro lungimiranza ha consentito alla Gotto d'oro di essere l'attuale leader vitivinicolo laziale e fra le venti più importanti realtà italiane nel settore enologico.

Nel 1945 i soci della Cooperativa utilizzano le strutture dell'ex Enopolio Nazionale duramente bombardato e la loro tenacia ha consentito dal 1947 di iniziare la commercializzazione dei vini confezionati, distribuiti in tutto il territorio nazionale. Negli anni 60, in corrispondenza del "miracolo economico italiano", il bianco Frascati Gotto d'oro varca i confini e, insieme al rosso Chianti, detta i primi passi all'internazionalizzazione dei vini italiani, partecipando attivamente all'affermazione del "Made in Italy".

La valorizzazione e la presenza dei vini romani è in grande sviluppo e nel 1966 viene riconosciuta la Doc Frascati. Poi nel 1970 segue il Marino doc, per arrivare alla doc Castelli Romani del 1994. Nel 1989 il ministero dell'Agricoltura e Foreste dichiarò la Gotto d'oro "società cooperativa di interesse nazionale". Nel 2011 si sono concluse le opere di ammodernamento strutturale e tecnologico dello stabilimento di Marino, divenuto così un complesso all'avanguardia nel settore enologico, rispettoso dell'ambiente e della salvaguardia del prodotto vino.

Oggi Gotto d'oro è una realtà moderna e dinamica, proiettata nel futuro, ma sempre perfettamente conscia delle proprie origini.

La mission

Il mantenimento della plurimillenaria civiltà contadina romana. La valorizzazione del territorio e della vitivinicultura dei Castelli Romani.

I vitigni

Considerando la plurimillenaria coltivazione della vite nel territorio dei Castelli Romani sono innumerevoli i vitigni che si sono sperimentati e radicati nel corso del tempo con esito più o meno favorevole, non ultimo l'inserimento di vitigni internazionali che trovano un habitat ottimale nei terreni di origine vulcanica e collinare grazie al clima favorevole.

Le uve bianche prevalgono, soprattutto in conseguenza dell'internazionalizzazione del vino Frascati negli anni 60, che ha indotto i viticultori a seguire l'esito positivo commerciale dei vini bianchi dei Castelli Romani, non trascurando comunque i vitigni a bacca rossa che danno vita a vini di grande spessore.

I vitigni a bacca bianca che compongono la base dei vini bianchi sono per eccellenza la Malvasia di Candia ed il Trebbiano Toscano, che trasmettono ai vini freschezza e sapidità, caratteristiche ottimali in abbinamento a uve ben strutturate e autoctone come il Bombino e il Greco; a uve semi-aromatiche anch'esse autoctone come ad esempio la Malvasia del Lazio ed il Bellone; e ancora con il Vermentino così come con gli internazionali Chardonnay, Sauvignon e Viogner.

Molte di queste uve vengono vinificate in purezza e commercializzate come mono vitigno, in particolare la Malvasia del Lazio e lo Chardonnay. Le uve nere più coltivate sono Sangiovese, Montepulciano, gli autoctoni Cesanese e Nero Buono, e vitigni internazionali, molto ben integrati, come Merlot, Syrah e Cabernet Sauvignon.

Malvasia del Lazio o puntinata

Originaria della zona di Marino viene oggi coltivata in tutto il territorio dei Castelli romani, produce un vino di un elegante colore giallo dorato, semi aromatico, sapido e decisamente alcolico.

Malvasia

Bellone

"L'uva pantastica", citata da Plinio, è un autoctono per eccellenza, che si esalta in terreni leggeri e profondi di origine vulcanica. Uva molto succosa, conferisce ai vini freschezza, acidità e longevità. A livello sperimentale viene assemblato insieme allo Chardonnay con il quale ha ottime affinità organolettiche, con risultati brillanti.

Bellone

Bombino bianco

Di origine incerta, coltivato ai Castelli Romani da prima del 1800, conferisce al vino un colore giallo verdolino dal delicato profumo, in assemblaggio rende i vini molto armonici e vellutati. Viene anche chiamato "Stracciacambiale" a testimonianza della produttività costante del vigneto.

Bombino

Sangiovese

Citato da studiosi e tecnici a partire dal 1713 con l'Acerbi, il vitigno toscano si diffuse nei Castelli Romani nell'800, trovando un habitat molto adatto tanto da essere presente in gran parte dei vini romani, ai quali regala un colore rosso rubino intenso, buona tannicità e capacità di invecchiamenti.

Sangiovese

Montepulciano

Vitigno caratteristico delle regioni centrali d'Italia, produce un vino di grande carattere e personalità, che assemblato insieme a Sangiovese, Cesanese e Merlot dà vita ai migliori vini rossi del comprensorio dei Castelli Romani.

Montepulciano

Cesanese

Descritto nei manuali ampelografici del 1888 come vitigno coltivato nelle campagne di Roma, è un autoctono per eccellenza. L'uva è molto sensibile e produce un vino di spiccata tipicità. Scostante a seconda delle annate rappresenta una vera sfida per gli enologi.

Cesanese